ARTICOLO 1 – UNA GIORNATA IN OOTB

Il primo pomeriggio, nell’ora più appropiata per l’abbiocco postprandiale, il team di OOTB affronta la traversata della dinamica e rumorosa Milano, su mezzi pubblici la cui puntualità e igiene vengono stoicamente affrontati. 

 Varcato il dilagare di adolescenza fuoriuscente dalla scuola vicina (la cui ora di uscita coincide con la nostra di entrata) il team di OOTB riesce a guadagnare l’entrata della nostra agenzia, dove pareti e pavimenti blu procurano un’immediata distensione degli animi; questa ritrovata oasi di serenità rende subito propensi a scambi verbali, o in gergo, a convenevoli tra colleghi, segnati dal massimo rispetto e considerazione reciproca. Le disavventure che il nostro collega Max incontra sulle linee metropolitane milanesi vengono sollecitamente e sagacemente commentate dal nostro collega Lorenzo, con una intensa partecipazione umana. Max risponde adeguatamente, suscitando la stima e le risa del nostro collega Luca, il cui tono di voce alto e la facile risata caratterizzano l’ambiente sonoro di OOTB.

Andrea, grafico, e ragazzo riservato, saluta mentre si siede alla sua postazione di lavoro, come Geo, web designer dal nome speciale, ed Enrico, il sottoscritto. Prima di impugnare la mia penna digitale, scambierò probabilmente con Lorenzo alcuni pensieri su politica e cinema, e la vena umoristica e caustica di quest’ultimo mi aiuterà a fare la prima risata della giornata e dissipare la mia aria seria.

La nostra squadra si sta quindi mettendo al lavoro, ma ancora non l’ho descritta nella sua interezza. La nostra neurodivergenza e creatività necessita difatti delle redini di cervelli più normali, tenute dai senior della nostra agenzia. Con voce squillante ognuno di noi viene salutato da Bernardita, venuta dall’Argentina e ora al nostro fianco a portare nuove idee e dinamismo nella nostra agenzia; più tardi offrirà a tutti un sorso di mate, che tutti accetteranno molto volentieri, segretamente sperando che non gli venga offerto mai più. Poi, malgrado il mal di testa e qualche acciacco, il regista e docente di cinema Giulio si affiancherà a Lorenzo e Luca per guidarli nei lavori dell’audiovisivo. Nell’ufficio dei senior, attiguo ma debitamente separato dal nostro, lavora anche Natalia, moldava di nascita ma italiana di adozione: in passato ha lavorato anche come sarta, ma essendo egualmente abile in programmazione ora cuce siti web con la stessa perizia.

Poi, si nota un’assenza. La nostra fondatrice, la nostra presidente e direttrice non è ancora tra noi. Si raccoglie qualche informazione in proposito, e si viene a scoprire che è ancora in una riunione cominciata la sera prima, da cui ha potuto prendere qualche pausa solo per fare due, tre, venti call. Beh, ok, ho esagerato, ma Maria Vittoria, detta Mavì, dirigendo l’agenzia è la più indaffarata e dedicata dei lavoratori di OOTB, e mantenendo mille contatti riesce a far girare ogni cosa.

La giornata entra nel vivo, e ognuno comincia ad immergersi nel proprio lavoro con l’unidirezionalità ossessiva (no dai, chiamiamola concentrazione laser, che suona meglio) che solo una mente a tasso maggiore o minore di autismo può raggiungere. Io, dotato di fotosensibilità oculare, mi chino su uno schermo praticamente spento per un occhio normale. Scrivo podcast, rielaboro conferenze, butto giù post per social…mi godo il lavoro e il silenzio, quando nell’aria comincia a presentarsi un sibilo vago ma costante: il nostro Max è così assorbito dal lavoro da doversi rinfrescare il sistema respirando con la bocca a labbra strette, a mo’ di ventola di autoraffreddamento. Grafico, esperto di comunicazione, e con un libro pubblicato all’attivo, Max è al lavoro su qualcosa che appaga grandemente il suo bisogno di creatività e il suo animo gentile, come uno spot contro il bullismo; oppure, è alle prese con un problema tecnico o ancora peggio con un bilancio sociale, la cui aridità lo porta ad una esasperazione interiore che lo induce a una  serie di imprecazioni, di cui la più violenta potrebbe essere “Acciderbolina”.

 Si prende una pausa per farsi un tè, e ne approfitta con una sollecitudine quasi materna per informarsi se, a una scrivania di distanza, il nostro collega Andrea sta bene, esprimendo caldi apprezzamenti per i lavori grafici di quest’ultimo. Di natura schivo e riservato, Andrea cerca di concentrarsi sul lavoro a cui si consacra sempre con una dedizione totale, schivando con qualche monosillabo le attenzioni di Max. Quando Max viene richiamato dal fischio del bollitore, Andrea si immerge nuovamente nella composizione di qualche grafica che ambisce ad essere stilisticamente impeccabile. Poco dopo la partenza di Max, dall’ufficio senior emerge Mavì, reduce da una riunione; si accosta con il consueto sorriso alla postazione di Andrea, e procede a revisionare il suo lavoro; il fare gentile della nostra direttrice permette che le sue considerazioni vengano prontamente accolte da Andrea, desideroso sempre di imparare e perfezionarsi nel suo lavoro. Con un tono di voce somigliante a un sussurro, e uno sguardo sempre sfuggente, Andrea accetta le indicazioni, e il lavoro procede. Ma un telefono squilla, Mavì viene risucchiata nell’ufficio senior, e il nostro collega grafico procede da solo, commentando a bassa voce il suo lavoro…proprio alle sue spalle, Lorenzo sta montando un video e il mormorio di Andrea lo fa girare vagamente incuriosito. Poi ritorna al montaggio. Lorenzo. Lorenzo ha due lauree e un master, e si premura di renderne edotto chi ne è ignaro o l’ha sentito solo alcune volte. Questo a riprova del fatto che l’autismo ad alto funzionamento, ex Asperger, non causa deficit cognitivi, giusto per far cambiare idea a chi sia convinto del contrario. La sua dedizione al lavoro è talvolta interrotta dal suo interesse per le evoluzioni della politica americana o europea, che lo lasciano vagamente angosciato quando non divertito. Oltre a ciò, è sufficiente parlare con Lorenzo per una manciata di minuti perché subito si noti una conoscenza enciclopedica del repertorio audiovisivo mondiale, che egli utilizza tra l’altro per rileggere e rivisitare i casi minori e maggiori della vita, compresa quella lavorativa. Così, l’agitazione provata da Max per una signora anziana che gli ha tagliato la strada in metropolitana viene paragonata alla morte di Willem Dafoe in Platoon, la risata fragorosa di Luca a quella delle faine scagnozze del cattivo in Chi ha incastrato Roger Rabbit, mentre la sua stessa scalata al successo è paragonata a quella di Orson Welles in Citizen Kane.

Scambia una serie di considerazioni professionali con Luca, condite spesso con sagaci battute da entrambe le parti che esulano leggermente dal politically correct, e che mi astengo perciò dal riprodurre in questo testo. A seguire, Luca fa’ una domanda di lavoro, Lorenzo gli risponde, Luca lo ringrazia chiedendo scusa per il disturbo, Lorenzo magnanimamente lo perdona; poi, rivolgendosi a me, con un sorriso vagamente sornione. “non è vero Enrico, io non lo perdono”. Al che, pur avendo cercato di mantenere il mio contegno durante gli scambi verbali precedenti, non riesco a trattenermi ulteriormente scoppiando in una moderata risata. Difatti, che gli autistici non abbiano senso dell’umorismo è falso, che sia un po’ strano può essere vero.

Sono così passate dall’ora e mezza alle due ore, al che anche i nostri cervelli autistici abbisognano di una pausa di svago per restare produttivi ed efficienti, e in vero stile milanese, performanti. Estraggo dal mio zaino uno snack rigorosamente e noiosamente salutistico, a base di mandorle o di giuggiole. Ci avviamo per l’area comune dell’edificio in cui la nostra agenzia è collocata, e Lorenzo, sempre attento a coinvolgere tutti e fare gruppo, invita anche Geo a partecipare. Geo, ragazzo riservato, declina gentilmente l’invito, tornando a revisionare la struttura del nostro nuovo sito web.

Durante la nostra pausa, solitamente, io e Lorenzo condividiamo le situazioni più felici o meno che viviamo sul lavoro e al di fuori di esso. Oppure, commentiamo film, o libri. O dei lavori su cui siamo. O delle nostre perplessità sul modo in cui, come autistici, dobbiamo presentarci al mondo, cercando il difficile equilibrio tra l’essere sé stessi e il rispondere ai bisogni sociali. 

Alcune giuggiole più tardi siamo di ritorno alle nostre scrivanie. Max mi offre un orsetto gommoso che cortesemente rifiuto. E comincia la seconda fase del nostro pomeriggio, non molto dissimile dalla precedente. Bernardita si accosta a Lorenzo, consigliandolo nella composizione di un reel instagram: ogni tanto le scappa qualche parola in spagnolo, che Lorenzo sostiene di comprendere. Giulio è accanto a Luca, entrambi dediti al montaggio. Lo guida nell’estetica del processo, mentre Luca dalla sua possiede una perfetta memoria tecnica e di catalogazione, che gli permette di navigare in modo ineccepibile un programma di montaggio come Da Vinci, o di ripescare un vecchissimo file ricordando esattamente cartella, nome e contenuto. Max ha deciso di trasformare i membri del team in figure geometriche animate ( solo in senso grafico, non letteralmente, come alcuni Asperger con scarsa propensione per le metafore potrebbero pensare) e su indicazione di Mavi rende chi un paralelepipedo ondeggiante, chi un triangolo rimbalzante, chi un cubo spumeggiante. Queste piccole animazioni ci presenteranno sul nostro nuovo sito, ogni membro del team un personaggio. Max le crea con After Effect, programma che conosce ormai a menadito dopo anni di utilizzo; Andrea è dedito a un’animazione utilizzando lo stesso programma con la stessa perizia. Natalia si accosta un momento a Geo e, in gergo, si interfacciano sul nuovo sito.

Il tempo passa, lento se stai facendo qualcosa di noioso, veloce se con qualcosa di creativo come questi articoli. Si avvicinano le ore 18. Ci si prepara a fuoriuscire dall’ambiente di ufficio per tornare a quello cittadino, riponendo computer, cuffie, e tastiere nell’apposito armadio. Ci si saluta, velocemente o calorosamente. Lorenzo ha le lacrime agli occhi vedendo tutti andare via, e proferisce dei concitati “ciao” con la voce strozzata dall’emozione. No, scherzo, saluta come tutti gli altri. Luca si assicura di aver salutato tutti prima di dirigersi verso l’uscita, come Max. Mavi è in una call, così viene salutata da tutti a gesti, senza aggiunta di audio.  

Un tardo pomeriggio milanese si apre davanti a tutti noi. E poiché posti al limitare della città, a un passo dalla compagna, sul piano olfattivo ci raggiungono profumi di erba tagliata o di letame bovino, a seconda della giornata. I membri del team si disperdono nel reticolo sotterraneo delle metropolitane, dove li perdiamo di vista mentre si confondono nel frenetico alveare della industriosa Milano, dal quale, rinfrancati, li vedremo riemergere il giorno seguente. Pronti per una nuova giornata in OOTB.

Benvenuti nella tana del bianconiglio

Un giorno come tanti in un’agenzia come poche

Una serie di personaggi inusuali

Facciamo le presentazioni

Gente proprio fuori di…dal blu!

Una squadra particolare

La nostra squadra: stranezze e virtù

Scritto da Enrico Buttafava