In OOTB siamo grafici, disegnatori, montatori e scrittori, tutti intensamente dedicati e leggermente ossessionati dalla nostra materia di elezione sin da quando eravamo bambini o adolescenti. Come tutti abbiamo superato le fantasie delle età dell’innocenza, abbiamo scoperto con una certa sorpresa e un lieve sgomento dell’affitto da saldare e delle bollette da pagare, e ci siamo resi conto che quella che era un’occupazione vagamente monomaniacale è anche una competenza spendibile nel mercato del lavoro. Oggi, finalmente, il nostro perfezionismo compulsivo viene retribuito.
Max, dotato di potente immaginazione, aveva cominciato a disegnare creature fantastiche e simili già da bambino, ma ancora non ben fatte come lui se le era immaginate. Fate e draghi erano così di scarsa qualità finché un professore di liceo lo iniziò a un programma di disegno, rendendo questa libera espressione di sé una vera professionalità (Max ha per inciso ampliato il suo repertorio da allora, trascendendo l’amore infantile per le fate). Dopo il liceo ha frequentato un corso di fumetto per ampliare le sue competenze artistiche (l’amore per il fumetto gli è rimasta fino ai giorni nostri, come avido lettore di Topolino), e l’arte è andata sempre più infiltrandosi nei suoi pensieri. La passione per le grafiche più moderne ha in lui trovato posto accanto a quella per i dipinti rinascimentali o per l’architettura gotica, e il coinvolgimento che condivide con il padre per la disciplina golfistica gli permette oggi di viaggiare molto per tornei vari e ammirare le bellezze artistiche locali. Ma cosa spinge Max a disegnare? Il piacere. Realizzare lavori ben fatti e corrispondenti ai suoi desideri estetici è esattamente ciò che lo fa stare bene.
Lorenzo invece era dedito sin da ragazzino a guardare nel suo salotto film di avventura, cercando poi di riprodurre nel salotto stesso, con grande gioia di sua madre, le eroiche gesta a cui assisteva. Durante la crescita riguardò i suoi registi preferiti, come Sam Raimi o Tim Burton, fino a conoscere i dialoghi di ogni film e i dettagli di ogni inquadratura, probabilmente meglio del regista stesso. Arrivato finalmente all’università ha conosciuto la gioia di poter condividere con altri il suo amore per il cinema, e di raccontare anche attraverso la scrittura storie contenenti i temi della diversità, dell’emarginazione, e della solitudine, tristemente familiari a molti autistici.
Personalmente, poi, già alle elementari perdevo velocemente interesse per un’arida lezione di matematica, aprivo sotto il banco un libro come L’isola di Abelardo e mi mettevo a leggere avidamente, occupazione che causava un fatale deterioramento delle mie già scarse capacità nel far di conto. Da allora i libri hanno occupato non poco delle mie giornate e dei miei pensieri, sicché per evitare ingorghi mentali divenne necessario sfogare la creatività in qualcosa di scritto. Di recente, grazie ad OOTB, ho scoperto che quella antica passione poteva aiutarmi a trovare il mio piccolo posticino nella società con un’occupazione a me affine.
Geo ha sempre avuto una passione per l’ambito videoludico e per i film, e la visione di Guerre stellari alle medie segnò irrimediabilmente il suo destino verso l’ambito audiovisivo. Fu la celebre saga, nello specifico il suono dei fucili blasters, ad ispirarlo ad un corso di sound design al liceo. In questo corso potè cominciare a sviluppare una caratteristica di cui l’autistico medio è naturalmente dotato, cioè l’attenzione al dettaglio. Negli anni del liceo, nacque anche la sua passione per i videogiochi, che lo portò dopo il diploma a un’esperienza come collaudatore nell’ambito videoludico. Qui la precisione tecnica doveva essere unita al divertimento, esattamente nella filosofia di OOTB.
L’amore per il cinema scorre nelle vene anche di Bernardita, dotata fino a prova contraria di un cervello neurotipico (sebbene quasi sempre sotto effetto di mate). Da ragazzina i genitori le regalarono una videocamera, e in un secondo aveva arruolato i suoi ignari cugini per mettere in scena la sua prima sceneggiatura. Giusto una decina di anni dopo fondò con 2 compagni dell’università dove si era laureata in cinema una casa di produzione, mentre personalmente restava estasiata dalle animazioni Dreamworks, Dragon Trainer più di tutte. In questa ritrovò anche dei suoi valori personali, come la pazienza e la fiducia nel diverso; valori che tra l’altro possono tornarle molto utili ora, dovendo orchestrare un gruppo di teste neurodivergenti quando Mavi è assorbita da una riunione, o da una call, o da entrambe.
Giulio lavorava già come sceneggiatore di fumetti mentre studiava lettere all’università, e quando in seguito si iscrisse alla scuola del cinema stava lavorando anche per Grand Hotel, una storica rivista che rese i fotoromanzi popolari presso innumerevoli casalinghe italiane. Il suo amico fotografo Dennis Curti lo invitò anche a lavorare in Novella, diventata 2000 con il millennio, in cui tenne una rubrica specializzata in mistero. Fu poi grazie a un suo professore della scuola che venne a conoscenza di Ipotesi Cinema, fondata da Ermanno Olmi al fine di creare corti per la RAI. Il rapporto di lavoro con Olmi divenne anche un’amicizia oltre che una costante fonte di insegnamenti. E fu in questa realtà che Giulio scrisse il suo lungometraggio, un racconto di formazione avente per protagonisti due amici al lavoro nel mutevole mondo dell’editoria. Negli anni successivi continuò a scrivere e lavorare per la televisione, ma dedicandosi soprattutto all’insegnamento. Oggi, questa vasta esperienza è al servizio di OOTB, i cui video recano l’impronta del suo gusto per il realismo e per il racconto della storia attraverso il montaggio. Da notare che questa carriera al servizio del racconto e del cinema è stata sostenuta da una dieta sanissima, a base principalmente di semi, frutta secca e noccioline.
Diplomata in sartoria professionale in Moldavia, Natalia cominciò una carriera nel settore, lavorando specialmente in Italia dove arrivò a soli 24 anni. Col tempo però il progettare nuovi capi e il lavoro del taglio e del cucito cominciarono a non trasmetterle più la stessa passione. Cercando una nuova disciplina per cui fossero egualmente necessarie creatività e competenza tecnica, si imbatté casualmente nell’informatica, che suo figlio studiava a scuola. Nacque così una nuova passione, che approfondì personalmente e poi partecipando a vari corsi. Nella sua visione unire righe di codice non è troppo diverso dal tessere fili di abiti, avendo sempre il fine di creare una trama utile, e piacevole alla vista. L’occhio, la pazienza, e la precisione della sarta le sono oggi di vantaggio nello sviluppo di app e siti web, e con l’intelligenza artificiale.
Enrico è cresciuto in una fattoria, e queste origini georgiche hanno lasciato in lui un gusto per la manualità e la materialità creativa che più avanti declinerà artisticamente. Il padre tipografo, poi, lo iniziò al visuale e alla grafica. Dopo il liceo cominciò a lavorare in un laboratorio di multivisioni, e le condizioni favorevoli gli permisero di creare una società nell’ambito insieme a un socio. Lo stesso socio, dieci anni di attività condivisa più tardi, scappò con tutti i soldi. La fiducia tradita e il dissesto economico furono un boccone amaro. Ma l’eclettismo è ciò che lo contraddistingue, e avendo interessi che vanno dal design alla grafica alla falegnameria, le possibilità di ripresa non mancavano. Enrico si seppe reinventare nella scuola insegnando cinema, e il rapporto con gli studenti gli diede molto. Quando poi conobbe Mavi e venne risucchiato nel tornado di idee e iniziative di quest’ultima, approdò ad OOTB come consulente esterno. Qui molti dei progetti grafici e di fotografia recano la sua impronta, nonché il suo nazismo per il giusto carattere da scegliere, come il padre tipografo avrebbe apprezzato.
La variegata carriera della nostra fondatrice affonda le sue radici in un piccolo ma determinante caso d’infanzia. A dieci anni la piccola Mavi si era infatti decisa a comporre un fumetto, genere letterario di cui era evidentemente ghiotta lettrice. Si cimentò così nel disegno di un personaggio, ma a lavoro ultimato si rese conto che il risultato ottenuto andava dallo scadente al ripugnante. Ebbe anche dei feedback dai grandi in tal senso, e la cosa la scottò un pochettino. Perciò questa piccola disavventura creativa la fece virare in registro, inducendola a scrivere una poesia in luogo del fumetto: e fu un successo. Le lodi fioccarono, e da allora Mavi ritenne opportuno restare fedele alla via espressiva della scrittura.
Dopo la laurea in filosofia la sua idea era lavorare nel mondo dei libri, e in seguito a un corso di editoria cominciò a lavorare nel ramo: giusto il tempo necessario per rendersi conto che non faceva per lei. Ci voleva qualcosa di più dinamico, più creativo, più relazionale. Grazie all’indicazione di un amico atterrò nella Curia Arcivescovile nel ruolo di addetto stampa. Ma la gravidanza del primo figlio la costrinse alla maternità, e indirettamente le aprì una nuova possibilità: il posto di redattrice nel programma Mediaset “Frontiere dello Spirito”.
Qui visse un periodo altamente formativo, venne a contatto con il mondo dell’audiovisivo, e con innumerevoli personaggi interessanti. Ricorda specialmente l’incontro con il coltissimo Cardinal Ravasi, che la scambiò per truccatrice, e al quale, quindi, snocciolò qualche declinazione in greco antico: a queste il Cardinale assistette con composta sorpresa.
Questa fu solo la seconda tappa dell’estremamente articolato e interconnesso percorso lavorativo della nostra direttrice, che sarebbe troppo lungo e complesso da riportare nella sua interezza. Facciamo quindi un densissimo salto temporale, e approdiamo a un passato recente che ci riguarda più da vicino. Nel 2016 Mavi cominciò a collaborare con Consorzio SIR, e tenne un corso online ad alcuni ragazzi autistici sulla creazione di un sito web. Scorse del potenziale in queste teste neurodivergenti, che poteva essere messo a frutto a loro vantaggio.
Insieme a Giulio ed Enrico, conosciuti sempre in contesti creativi, si decise per una scommessa: impiegare nella comunicazione persone ritenute non esattamente le più indicate per comunicare. Ma perché imbarcarsi in questa impresa apparentemente fallimentare? Perché a conoscere meglio gli autistici, si scopre che ognuno di essi ha trovato il suo modo specifico di relazionarsi ed esprimere il suo mondo interiore: chi attraverso le grafiche, chi attraverso la parola scritta, chi attraverso l’immagine. Mavi ha raccolto i talenti di ciascuno, e ha gradatamente trasformato un’idea inusuale in una realtà concreta che lavora e, in giusto stile milanese, fattura. Qui riesce a mettere a frutto tutte le conoscenze raccolte nella sua carriera, senza doversi specializzare in un ambito specifico della comunicazione media. Ha inoltre sviluppato una vantaggiosa simbiosi con il suo Iphone di lavoro, una quasi passione per riunioni e meeting, e una performatività nel multistasking che rasenta l’arte . C’è da dire che oltre alla grata fatica non mancano le difficoltà. Lavorare con gli autistici può essere impegnativo: lo stile cognitivo lievemente alieno e le particolarità di ognuno richiedono il sapersi tarare continuamente e monitorare nel comportamento, per riuscire a mantenere il ruolo di capo senza cadere nell’autoritarismo o in una bonaria superiorità. Ma questi sono dettagli: in OOTB Mavi ha trovato, per sua stessa ammissione, la sua completa soddisfazione lavorativa, dove riesce a realizzare ciò che apprezza sin da ragazzina e poi giovane lavoratrice: la scrittura, realizzare idee varie e sempre nuove, creare un gruppo improntato alla collaborazione, relazionarsi con tante persone esperte in campi diversi, e dove, seguendo le sue indicazioni, ci sono altri che possono disegnare personaggi dei fumetti per lei.
Scritto da Enrico Buttafava
